Nella Safed del XVI secolo, una confraternita di mistici ebrei intraprese uno dei percorsi di trasformazione spirituale più impegnativi della storia. Attraverso lunghi digiuni, l'erranza volontaria, la continenza sessuale, la privazione del sonno e la pratica del silenzio, questi studiosi sposati non cercavano di fuggire dal mondo, ma di ripararlo—raffinando al contempo la propria coscienza.
Questo libro è insieme un'indagine storica e una guida pratica. Basato su manoscritti rari e insegnamenti cabalistici, ricostruisce come queste pratiche venissero realmente svolte, quali stati interiori intendessero coltivare e come la sofferenza fosse deliberatamente trasformata in preghiera, attenzione e sensibilità etica. Allo stesso tempo, mette queste tradizioni in dialogo con la neuroscienza e la psicologia moderne, chiarendo come la disciplina ascetica modifichi percezione, desiderio e identità.
Consapevole sia della potenza sia dei pericoli della pratica estrema, il libro offre cornici di riflessione ed esercizi attentamente adattati per i lettori contemporanei, mostrando come le antiche discipline della fame, del silenzio e della rinuncia possano essere affrontate oggi senza idealizzare il danno. Rivolto a studiosi, praticanti e ricercatori spirituali, apre una via per comprendere come la pratica incarnata possa trasformare il dolore in significato e la devozione in consapevolezza vissuta.
Nella Safed del XVI secolo, una confraternita di mistici ebrei intraprese uno dei percorsi di trasformazione spirituale più impegnativi della storia. Attraverso lunghi digiuni, l'erranza volontaria, la continenza sessuale, la privazione del sonno e la pratica del silenzio, questi studiosi sposati non cercavano di fuggire dal mondo, ma di ripararlo—raffinando al contempo la propria coscienza.
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